ORATORIO DEI BIANCHI O DELLA BEATA CONCEZIONE

La Chiesa Vecchia che è l'antica parrocchiale dedicata a San Nicolò, si trova nel centro storico di Pietra. Edificata nell'anno 885, riedificata e ingrandita nel 1384 in stile romanico, nel 1791 fu abbandonata con l'apertura della nuova parrocchiale, attuale basilica di San Nicolò e nel 1796, venne concessa dal “parlamento pietrese” alla Confraternita dei Disciplinanti. Da tale data la chiesa è anche conosciuta come oratorio della Concezione o “dei Bianchi”.

Chiusa al culto nel periodo della dominazione francese, venne riaperta nel 1814 dalla Confraternita che ricostituì il patrimonio distrutto tra cui l'organo a canne Agati-Nicomede e la gestì fino al 1975.

Si ricorda tuttavia che in essa, si sono sempre celebrate le Sante Messe in occasione delle feste del Miracolo (8 luglio), per la ricorrenza dei defunti (2 novembre) ed in occasione della Immacolato Concezione (8 dicembre).

Trasformata quindi in auditorium dal 1976, nel 2006 è stata nuovamente restaurata sia all'interno che all'esterno e ritornata ad essere unicamente luogo di culto. All'interno sono conservate la statua processionale dell'Immacolata Concezione di Lorenzo Semorile (1837), che viene portata in processione la sera dell'8 dicembre, il gruppo ligneo seicentesco dell'Angelo Custode, l'Urna dei Corpi Santi dove sono conservate le ossa di alcuni martiri provenienti dalla Sardegna; la statua della Madonna Addolorata, opera del savonese Antonio Brilla, del 1861, che viene portata in processione la sera del Venerdì Santo, un crocefisso processionale dotato di cantonali e titolo in argento (torretta 1789) si dice della bottega dei fratelli Schiaffino di Genova attribuito allo scultore Pellegro Olivari.

All'interno si conservano altresì la tela dell'Ultima Cena (unica dell'antica parrocchiale), la tela di San Domenico di Guzmán già nell'oratorio della Santissima Annunziata, che sono state recentemente restaurate  proveniente dall'oratorio di Santa Caterina (demolito nel 1940). Nell'Oratorio della Concezione, dal 2015, ha sede la Confraternita dell'Orazione e Morte detta "dei Neri".

Sul suo campanile è presente ancora oggi la “Campana del Miracolo: la campana maggiore sulla quale è ben visibile l'impronta di una mano, che la tradizione vuole sia quella di San Nicolò.

Nel 2007 i sostegni delle campane erano in condizioni precarie ed era pericoloso farle suonare. Un gruppo di volontari le mise in sicurezza  in modo che i loro rintocchi rieccheggiassero nuovamente nelle festività

Nel 2009 venne fatta una sottoscrizione e la chiesa fu dotata nuovamente di  panche più adatte alle funzioni liturgiche che non le precedenti poltroncine.

Ancora oggi i cittadini pietresi sono molto devoti al loro santo patrono e, come raccomandato in una antica lapide murata nel pilastro della chiesa, in suo onore ogni anno si celebra la grande festa del Miracolo.

CENNI STORICI

Mappa della Chiesa vecchia  risalente al 1637 (dall'archivio storico comunale)

Nel IX secolo l'antico borgo, che era stato costruito sulle fondamenta di un "castro romano", presentava una grande piazza, all’intercalare delle vie, tutte perpendicolari le une alle altre. Questa piazza era chiamata “foro” dagli antichi Romani e fu proprio in questo sito che i nostri antenati iniziarono la costruzione di una Chiesa ad una navata e con l'abside rivolta ad oriente, come era consuetudine in tutte le Chiede più antiche.

Nell'anno 885 questa prima Chiesa parrocchiale veniva consacrata dal Vescovo di Albenga San Benedetto Revelli. Passano diversi secoli ed ecco che nella seconda metà del XIV sec. le ridotte dimensioni della Chiesa si rivelano insufficienti e vista l'ottima posizione centrale, si decide di demolire il vecchio edificio e costruirne sul sito uno nuovo e più ampio. Nel corso della costruzione vengono abbattute le case limitrofe e, narra la tradizione, viene chiusa la strada che correva parallela da ponente a levante a mare dell'edificio, dando così origine a due strade chiuse, le odierne Via Monte Frumentario e Via Giobatta Chiappe conosciute rispettivamente con i nomi di “caruggiu seron” (strada chiusa) e di "caruggiu guersu" (stradina guercia, con un solo occhio).

Il 12 giugno del 1384 Mons. Filippo de Ardizzoni con licenza del Vescovo diocesano Mons. Eriberto Fieschi consacrava la nuova Parrocchiale, riscostruita sulla vecchia e già allora dedicata a San Nicolò Vescovo di Mira.
La struttura e le dimensioni corrispondono a quelle odierne; la copertura, che in origine era in legno a vista, verso i primi del XVII sec. venne rifatta a volta in muratura.
Questa Chiesa servì da parrocchiale fino al 1791, quando venne finalmente adempiuto il voto di costruire un nuovo e più ampio tempio dedicato a S. Nicolò. In quel periodo la Chiesa venne prima trascurata e poi abbandonata e tutti gli arredi interni, dalle tele alle icone e persino le due campane, vennero trasferite nella nuova parrocchiale.
I Pietresi, tuttavia, hanno a cuore la sorte dell'antico edificio per molti motivi.

Nel 1525 era avvenuto il miracolo della liberazione dalla peste. Nel 1550 aveva predicato, durante la quaresima, il domenicano padre Michele Ghisleri, eletto in seguito Papa con il nome di Pio V e santificato nel 1712. Nel maggio del 1625 le donne pietresi, mentre fervevano i combattimenti, si erano ritirate a pregare S. Nicolo nel corso del fallito assedio ad opera dalle truppe dei Savoia. Per queste ragioni, dopo molte discussioni, nel novembre del 1796 la Chiesa viene concessa come Oratorio alla più antica Confraternita dei Disciplinanti, detti "bianchi", i quali l'anno prima, avevano avuto il loro antico Oratorio della Concezione, completamente distrutto dai soldati francesi.
Ma le disposizioni della nuova Repubblica Democratica Ligure nel 1797, impongono la chiusura di tutti gli edifici religiosi non parrocchiali, pertanto la Chiesa viene chiusa al culto, usata come dormitorio alle truppe di passaggio, trasformata in magazzino per il sale e successivamente come sala per il reclutamento e sede del Consiglio di disciplina. Addirittura in una delibera del 1801 viene chiesto di murarne le porte per evitare che continui ad essere un "sito di cloaca, dove si gettano le immondizie".
Finalmente, nell'aprile del 1814, spentosi l'astro napoleonico, la Confraternita dei bianchi riprende ad officiare nell'antico edificio che i confratelli riescono a restaurare completamente, ricostruendo quanto negli anni passati era stato distrutto.
Vengono operate varie trasformazioni e ristrutturazioni: viene ricostruito il frontone dell'altare maggiore; nel 1844 si costruisce l'orchestra sopra cui viene installato un nuovo organo a canne; vengono fatte scolpire le statue della Concezione e dell'Addolorata. E dopo il terremoto del 1877 tutta la struttura, unitamente al campanile, viene rinforzata con numerose chiavi e restaurata completamente nella muratura.
All'interno continua a funzionare la Confraternita e fervono i restauri, fino al 1954 quando le autorità religiose dispongono la sospensione delle Messe festive. La vitalità dell'Oratorio lentamente si spegne, per arrivare all'estinzione della Confraternita dei Disciplinanti intorno al 1967.

Nel 1975 l'edificio viene restaurato per essere adibito ad Auditorium. Le principali modifiche sono: la demolizione e il restringimento della cantoria sopra il portone centrale con il trasferimento dell'organo nell'abside, la demolizione del pulpito in muratura, la demolizione dell'Altare maggiore, coro, balaustre ed il trasferimento dell'Altare nella Cappella laterale di sinistra dei Basadonne dove l'8 di luglio, il 2 novembre e l'8 dicembre veniva celebrata la S. Messa.

Attualmente la Chiesa è tornata ad essere utilizzata per usi liturgici e si cerca di riportarla agli antichi splendori.

IMMAGINI

REALTÀ ARTISTICHE

ESTERNO

Nel 1863, il Prevosto Don Giovanni Bado affidò l'incarico di completamento della nuova parrocchiale, con la realizzazione del secondo campanile a mare e della facciata, al capomastro Giuseppe Giobellini.

A questo lavoro aspirava anche il concittadino capomastro Giovanni Bonfante. Tra i due artigiani esisteva da tempo un contrasto per cui il Bonfante, per ripicca, si offrì di realizzare per una cifra relativamente bassa, la nuova facciata della Chiesa vecchia. Sulla facciata, in stile barocco, portata a termine nel 1870,  che ha sostituito quella originale romanica, come appare in un particolare del quadro dei peste dei primi del 1600, sono immurate alcune lapidi che ricordano i fatti salienti della chiesa ed è raffigurata l'effige dell'Immacolata a cui è dedicata la chiesa.

INTERNO

Dalla caratteristica Piazza Vecchia, tramite tre portali in pietra, si accede al tempio. L’interno è suddiviso in tre navate coperte con volta e sorrette da quattro colonne in pietra arenaria di Verezzi con base e capitello in stile dorico alte 6 metri e mezzo e due grandi pilastri.

Interno chiesa vecchia 2020

Sulla volta della navata centrale, più elevata rispetto alle laterali, figura l'affresco dipinto dal genovese Luigi Sacco nel 1870 in cui è raffigurato San Nicolò sopra le nubi con due angeli ai piedi a cui fa da sfondo la torre campanaria con la campana che annunciò la fine del morbo nel 1525.

A fianco dell'ingresso centrale, per mezzo di una scala a chiocciola, si accede all'organo a canne del 1844, costruito dalla ditta Agati-Nicomedi celebre famiglia di organari di Pistoia dotato di trasmissione meccanica a 22 registri e pedaliera di 18, per un totale di 769 canne di cui 46 in legno e 716 in metallo.

Alcuni storici pietresi sostengono che S. Sebastiano sia stato il titolare della primitiva parrocchiale:  questo santo rimane raffigurato in piccola parte, in un antico affresco che si trova tra la porta maggiore e la porta laterale di destra

Sulla stessa parete sotto le due finestre  sono appesi  due quadri: sono stati ricavati dalle due tele che formavano il gonfalone  che veniva portato in processione dalla confraternita dei Bianchi. Una tela rappresenta l'Immacolata Concezione; nell'altra è raffigurato S.Nicolò che risuscita tre fanciulli.  A questo proposito si "racconta" il seguente  episodio: un giorno il Vescovo, trovandosi a passare in una locanda e sapendo che l’oste aveva preso tre bambini, per metterli sotto sale in una tinozza, salvò i piccoli da quell’orrenda fine e aiutò l’uomo malvagio a cambiare il suo modo di vivere.

All'inizio della navata di destra, in alto, una nicchia ospita la statua processionale di un Angelo custode  risalente alla fine del XVI secolo. Il gruppo è composto dall'immagine dell'Angelo, in abiti cinquecenteschi con diadema e calzari, con il braccio destro alzato e la mano sinistra sulla testa del bambino in segno di protezione.

Proseguendo verso l'altar maggiore si possono ammirare due statue lignee: la Madonna Addolorata scolpita da Antonio  Brilla nel 1861 con gli occhi rivolti al cielo ed il cuore trafitto da un pugnale ed un crocefisso settecentesco, di ignoto, rappresentante un Cristo Vivo.

Sopra l’altare seguente nella navata c’è  la statua lignea processionale della Concezione  scolpita da Lorenzo Semorelle nel 1867 che rappresenta la Vergine sopra una nube, circondata da una aureola, che, con il piede, schiaccia un serpente. Un membro della Confraternita, tal Luigi Accame q. Antioco (vulgo Battinin) sindaco dell'Oratorio, fece scolpire a sue spese detta statua.

Al fondo della navata di destra una nicchia ospita la più antica statua processionale di S. Nicolò, antica scultura genovese risalente alla fine del 500.

A destra della statua è immurato il più antico reperto storico della Chiesa: una piccola lapide di una tomba romana, risalente al secondo secolo d.C., ritrovata in località Cortesi, al confine tra Loano e Pietra. L'iscrizione reca la dedica dello schiavo Chresimus agli dei Mani di Severa, sua compagna di schiavitù, morta a 21 anni.

Di fianco all'altare scendono le funi delle due antiche campane fuse nel 1505. (campane di Pietra Ligure)

Durante tutta la quaresima del 1550 Fr. Michele Ghisleri, il futuro Papa Pio V, predicò dal pulpito che era qui posizionato.

Sul pilastro si può ammirare la tela rappresentante  Padre Michele Ghisleri diventato  Papa con il nome di Pio V. In questa chiesa nel 1550 il santo monaco, che risiedeva in un convento di Domenicani che allora era accanto alla chiesa dell’Annunziata, predicò durante la quaresima di quell'anno santo, dal pulpito in muratura, sorretto dalla colonna ancora visibile. S.Pio V, il Papa della battaglia di Lepanto, fu canonizzato nel 1712; in tale occasione, a ricordo della sua permanenza alla Pietra,  fu eletto dal Parlamento Co-Patrono della Parrocchia. Racconta il Guaraglia che tutti i predicatori che salivano sul pulpito per far l'omelia prima di iniziare a parlare baciassero il pulpito stesso in memoria dell'evento.

Nello stesso pilastro è esposta una tela  rappresentante l'Ultima cena di  un pittore anonimo del XVI secolo.

Il fondo della navata ospita il frontone di un altare con una tela rappresentante S. Domenico e S. Chiara,  restaurata nel 2012, (scheda restauro) proviene dalla Chiesa dell'Annunziata. E' un ex voto: infatti in basso è rappresentato l’equipaggio di un’imbarcazione in preda a un fortunale, che si affida ai santi che appaiono in cielo tra i fumi divini. Sulla destra, sempre in basso sono disegnate fiamme che scaturiscono da uno scoglio che contengono delle figurine con le braccia alzate; sono le Sante Anime del Purgatorio cui – presumibilmente – sono rivolte le preghiere dei marinai scampati al naufragio.  E' databile alla seconda metà del XVIII secolo.

L'altar maggiore e il presbiterio sono  in procinto di essere restaurati per essere riportati come erano in antico. Anteriormente al 1975, infatti, nel presbiterio esisteva l'altare, costruito nel 1672 con frontone in marmo, trasferito nel cappellone dei Basadonna (vedi sotto). Era  circondato da un coro in legno scuro come si evince da una vecchia foto degli anni 60. Sopra il coro all'interno di una cornice marmorea datata  1616,  sul cui medaglione stava scritto "Statuit super petram pedes meos",   era posta l'icona di S. Nicolò, dipinta dal genovese Giovanni Battista Barbagelata nel 1498, icona che nel 1791 fu trasferita nell'abside della nuova Chiesa parrocchiale. Ora l'abside è sormontata da un Crocefisso processionale detto dello Schiaffino. La figura rappresenta un Cristo Crocifisso ligneo, alto m. 1,45, della prima metà del XVIII secolo che si attribuisce alla bottega dei fratelli Schiaffino di Genova e potrebbe essere opera dello scultore Pellegro Olivari. La croce in legno è ebanizzata e arricchita da un apparato di argento risalente al 1789. Il Crocifisso veniva portato nelle processioni parrocchiali.

Nell'abside si legge tutt'ora una caratteristica antica iscrizione che ricorda quando l'abside stesso venne costruito:  “1615, Mese di agosto. Questo lavoro fu iniziato al tempo del rettore Borro, e dei massari Giovanni Borro e Sebastiano Trucco dal maestro Damiano Bosio falegname (bancalario), ex pescatore.Scritto da Bernardo Oxilia”.

Nel frontone della navata di sinistra, a fianco dell’altar maggiore sono posizionati vari antichi reliquiari che contengono ossa di martiri. Sono i cosidetti "CORPI SANTI":  compatroni di Pietra. I reliquiari esposti sull'altare vennero traslati dalla Basilica il  6/8/2017 con una solenne processione. Altri reliquiari sono rimasti nella Basilica di S.Nicolò ed esposti sull'altare nelle feste solenni..

Altare del cappellone dei Basadonna

Il cappellone a sinistra è detto “dei Basadonne”, una ricca e nobile  famiglia  genovese che nel 1644 aveva fatto costruire questa cappella dedicandola a S. Giuseppe. In esso nel 1975 venne trasferito il marmoreo altare del 1672. Ancora oggi è cinto dalle antiche balaustre tolte dall’altar maggiore e chiuso da un cancello in ferro in cui spicca lo stemma comunale (sembra che il cancello chiudesse il Santa Santorum della nuova Chiesa parrocchiale). Dietro la mensa due grandi angeli in marmo provenienti dall'altare maggiore della nuova parrocchiale incorniciano il tabernacolo, proveniente dalla Cappella dell'Addolorata della famiglia Accame sempre della Chiesa  nuova.  Sullo sfondo il quadro del Crocefisso donato nel XIX sec. dalla famiglia Rembado, sul lato sinistro la grande tela della Concezione titolare della Confraternita dei Disciplinanti che in antico si trovava sopra l’altar maggiore. Venne restaurata nel 1999 e nel corso del restauro emerse che la parte centrale, raffigurante la Vergine, risale ai primi del sec. XVII, (genovesi Andrea Ansaldo e G.B.Poggi) e in seguito la tela venne ampliata con la rappresentazione, sotto i piedi della Vergine, del castello e del pozzo di Pietra Ligure.

Di fronte, si trova la tela ovale della Madonna del Buon Consiglio della famiglia Basadonne.

Sul pilastro di sinistra è  esposto un crocefisso in ceramica  opera di Eliseo Salino. Pluripremiato ceramista di fama internazionale nacque e morì ad Albissola marina (1919 – 1999).  Frequentò l'Istituto Interuniversitario di Faenza e partecipò alle maggiori mostre nazionali e internazionali; le sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private in Italia, al museo di Silkeborg in Danimarca, alla galleria Bertier d'Arte moderna di New York e alla Mostra Internazionale di Praga.

Nella parte interna del pilastro troviamo un seicentesco quadro rappresentante S. Giovanni Battista Bambino di ignoto.

Nella navata di sinistra sono esposte alla venerazione dei fedeli due statue moderne : una del Sacro Cuore e una di S. Francesco da Paola. Quest’ultima venne donata nel 2018 dai numerosi calabresi immigrati a Pietra ligure.

All’inizio della navata di sinistra si trova murata una antichissima rappresentazione di S. Antonio  (si nota ancora un maialino a fianco del santo) scolpita in pietra nera.  Anticamente si trovava nella facciata principale a fianco dell'ingresso di destra (verso via del Pretorio). Venne danneggiata dai rivoluzionari francesi e fu rimossa e murata all'interno della chiesa durante il rifacimento della facciata nel 1870.

PAGINE CORRELATE

Nella pagina della Bibliografia di questo sito, diversi sono i libri che raccontano della "Vecchia Chiesa Parrocchiale":

LA VECCHIA CHIESA PARROCCHIALE

ANTICA PARROCCHIALE DI SAN NICOLO'

LE PARROCCHIALI DI PIETRA

SACRO E VAGO GIARDINELLO