17 FEBBRAIO: MERCOLEDI’ DELLE CENERI

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Il Mercoledì delle Ceneri è il giorno  importante e simbolico che determina la fine del Carnevale ("carnem levare": togliere la carne) e l'inizio della Quaresima che è il periodo  di 46 giorni di sobrietà e austerità suggerito dalla Chiesa per preparare il cristiano all'incontro con il Signore Risorto.

PERCHE' SI CHIAMA COSI'?

Durante la Messa del Mercoledì delle Ceneri, il sacerdote pone sulla fronte dei fedeli la cenere ottenuta bruciando i rami dell'ulivo benedetti nella Domenica delle palme dell'anno precedente. In passato recitava la formula: “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai (Genesi 3,19)” mettendo l'accento sulla caducità dell'uomo e del mondo terreno. Con il Concilio Vaticano II si stabilì la nuova formula: "Convertitevi e credete al Vangelo (Mc 1, 1-15). Tale formula invita il cristiano a trasformare la propria esistenza e a compiere un rinnovato cammino di conversione verso la Pasqua.

Quest'anno a causa dell'emergenza Covid-19, anche il rito di imposizione delle ceneri è stato modificato. Il sacerdote pronuncia la formula rituale  una volta per tutti, dall'altare, per mantenere parlando il distanziamento fisico. Quindi, prosegue la nota, il sacerdote asterge le mani, indossa la mascherina poi “prende le ceneri e le lascia cadere sul capo di chi si avvicina a lui, senza dire nulla”. L'indicazione arriva dalla Congregazione vaticana per il Culto divino.

PERCHE' IMPORRE LA CENERE?

La cenere ricorre spesso nel testo biblico e assume un duplice significato. Innanzitutto indica la fragile condizione dell’uomo di fronte al Signore, come evidenzia Abramo che parla a Dio nella Genesi: “Ecco che ricomincio a parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere…” (Gen 18,27).  La cenere, inoltre, è un segno concreto di chi si è pentito e con cuore rinnovato riprende il proprio cammino verso il Signore, come si legge nel Libro di Giona (3, 5) e in quello di Giuditta (4,11).

CERCHIAMO DI SPIEGARE ALCUNI TERMINI.

ASTINENZA: rinuncia deliberata e volontaria o privazione imposta da necessità o da principi morali dal fare determinate azioni (esempio mangiar carne, bere vino, fumare).

DIGIUNO: mangiare poco, meno di quanto si desidererebbe.

PENITENZA: rincrescimento per un errore fatto accompagnato da un senso di intima condanna per il male commesso, per un’offesa o un danno arrecati. Dispiacere di aver fatto o di non aver fatto qualcosa.

INDICAZIONI PRATICHE DEL DIGIUNO E DELL’ASTINENZA NEI PRECETTI DELLA CHIESA.

A) Indicazioni PER TUTTI i fedeli.

Nel tempo della Quaresima  si favorisca l'impegno a maturare nella vita di fede e di carità con l'ascolto e la meditazione della parola di Dio.  Si attuino una più intensa vita liturgica, iniziative di preghiera personale e di gruppo, forme di carità, di servizio e  di aiuto a favore delle situazioni di bisogno, verso le quali si facciano convergere i "frutti" del digiuno e della carità.

B) Indicazioni specifiche:

- il mercoledì delle ceneri e il venerdì santo sono giorni di digiuno dal cibo e di astinenza dalla carne.

- i venerdì di Quaresima sono giorni di astinenza dalla carne.

- negli altri venerdì dell’anno, i fedeli possono sostituire l'astinenza dalla carne con altre opere di carattere penitenziale.

CHI E' TENUTO A QUESTI PRECETTI?

Al digiuno sono tenuti i fedeli dai diciotto anni compiuti ai sessanta incominciati; All'astinenza dalla carne i fedeli che hanno compiuto i quattordici anni.

Anche coloro che non sono obbligati all'osservanza del digiuno sono tenuti al genuino senso della penitenza cristiana.